24774938_911429912352666_830081287183019936_nFra le tappe degli incontri previsti per l’81esimo dialogo legislativo transatlantico c’è stata anche la visita al Dipartimento di Stato americano.

Qui abbiamo parlato con Conrad Tribble, Michael Fitzpatrick, Steven Fagin e C.S. Eliot Kang, esperti, rispettivamente, delle relazioni internazionali degli USA con l’Eurasia, i Paesi del Sudamerica, l’Iran e dell’Ufficio per la Sicurezza Internazionale e la non proliferazione delle armi nucleari.
L’incontro, per motivi legati alla sicurezza e alla delicatezza dei temi trattati, è stato riservatissimo. Durante il meeting sono emersi punti molto interessanti sulle dinamiche geopolitiche mondiali. I temi più trattati sono stati in particolare la questione Nord coreana e quella iraniana.
COREA DEL NORD Il regime di Kim Yong-un sta mettendo a dura prova gli equilibri internazionali. Dopo il lancio di missili e la continua minaccia di altri attacchi pare che l’amministrazione Trump stia prendendo in considerazione qualunque opzione, incluso un eventuale piano di “denuclearizzazione” del Paese. Proprio sulla questione nucleare in Corea del Nord, un dato mi ha colpita: stando alle parole di Eliot Kang, il Paese sarebbe dotato di una quantità inesauribile di uranio naturale, motivo per cui sarebbe fin troppo agevole, per il regime, lo sviluppo delle armi nucleari. Tuttavia un intervento militare statunitense presenta molti rischi e al momento le strade percorse sono quelle delle sanzioni e del rafforzamento del supporto, anche da parte dell’Europa, alle azioni delle Nazioni Unite.24312918_911429919019332_3020550543057349491_n
IRAN L’amministrazione Trump ha cambiato posizione rispetto all’accordo sul nucleare siglato nel 2015 da Obama con l’Iran (l’accordo prevede la rimozione delle sanzioni al Paese in cambio del blocco, per 10 anni, dello sviluppo del nucleare). Mentre dunque gli USA hanno annunciato la volontà di decertificare questo accordo e starebbero pensando a nuove sanzioni, l’Unione europea e la comunità internazionale restano ferma su quanto stabilito nel 2015. Gli sviluppi di questa dinamica, anche secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato, sarebbero ancora incerti.

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