Schermata 2017-12-15 a 10.49.34Questa mattina a New York ho incontrato Carla Mucavi, direttore F.A.O. del dipartimento statunitense. Ho avuto il piacere di discutere ufficialmente coi vertici della Food and Agriculture Organization (Organizzazione delle Nazioni Unite per il Cibo e l’Agricoltura) di due temi molto importanti per l’Europa e per il nostro Paese, anche in virtù del mio ruolo di componente della Commissione AGRI a Bruxelles: l’attuale situazione europea sull’utilizzo del glifosato nel mondo agricolo e la questione relativa al grano, per cui mi sto battendo in difesa dei piccoli e medi produttori sardi e non solo. Il simbolo della FAO è proprio una spiga di grano e dunque quale miglior contesto per affrontare un problema che, per vicende di mala gestione e mancata organizzazione delle risorse agroalimentari a livello sia regionale che nazionale, in Italia è diventato così delicato? 

GLIFOSATO E PESTICIDI Ho chiesto alla FAO di rivedere le sue posizioni sul glifosato, dal momento che in un recente studio ufficiale ha sostenuto che questo fosse “improbabile cancerogeno” per la salute umana, e di prendere in considerazione l’idea di estendere le valutazioni non solo agli effetti che la sostanza avrebbe in ambito alimentare, ma anche a quelli, ugualmente nocivi, che potrebbe avere per chi, in agricoltura, utilizza il pesticida o vi è esposto in altra misura.
TUTELA DEL GRANO Ho esposto al direttore della FAO la situazione attuale del grano di Sardegna la cui varietà rischia ora di essere perduta in ragione di interessi economici, soffocando così le piccole e medie realtà produttive che svolgono il ruolo prezioso di mantenere intatte le tradizioni alimentari. Un argomento che si ricollega al primo dal momento che le recenti cronache hanno evidenziato come, nonostante l’uso del glifosato sia stato vietato dall’Italia, nel nostro Paese le grandi aziende che producono pasta miscelino i grani nazionali con quelli di importazione (prevalentemente canadese) che il glifosato lo contengono e come! Ulteriore motivo per cui continuerò a battermi perché gli agricoltori onesti, i primi interessati alla qualità e sicurezza dei prodotti e della filiera, abbiano le tutele che meritano.

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