New York: incontro con l'Ambasciatore Sebastiano Cardi, Rappresentante Permanente dell'Italia presso le Nazioni Unite

New York: incontro con l’Ambasciatore Sebastiano Cardi, Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite

Ieri mattina ero a New York per incontrare l’Ambasciatore Sebastiano Cardi, Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite (ONU). Con lui ho discusso dei flussi migratori che dal Nord Africa attraversano il Mediterraneo per arrivare sulle coste italiane e del paradosso delle esportazioni di materiali bellici che partono dalle fabbriche presenti sui nostri territori. Per richiamare l’interesse su questo problema, ho consegnato all’Ambasciatore una lettera con la quale CHIEDO UFFICIALMENTE ALL’ONU DI PUNTARE L’ATTENZIONE SULLE FABBRICHE DI ARMI che si trovano in Italia – e in particolare IN SARDEGNA (RWM Italia s.p.a) – che continuano da anni a foraggiare gli armamenti di coalizioni militari – il ppiù delle volte non riconosciute dal Consiglio di Sicurezza – di Paesi in conflitto. Armi utilizzate per colpire le stesse zone del mondo dalle quali migliaia di persone disperate continuano a scappare per cercare un altro futuro in Europa.
A dispetto di quello che ci hanno sempre raccontato i soliti politicanti, sono diverse le soluzioni possibili a questo paradosso. Una di queste potrebbe essere ad esempio la conversione delle fabbriche in altro tipo di produzione. Si garantirebbe così l’occupazione locale, ma al contempo il Paese uscirebbe dalla enorme contraddizione per cui CHI CI GOVERNA, ANCORA OGGI, PERMETTERSI CHE SI PRODUCANO ARMI DA VENDERE ALLE NAZIONI IN CONFLITTO con territori dai quali poi arrivano gli innocenti!

INTEGRAZIONE: Con l’ambasciatote abbiamo anche discusso di INTEGRAZIONE. Una parola tristemente svuotata di senso dagli slogan con cui la politica miope ha gestito finora le emergenze in Europa. Quel che davvero occorre, anziché le parole, è un piano serio e mirato con cui si possa garantire una vita dignitosa a quanti attraversano il Mediterraneo per venire fin qui.
Se l’interesse ultimo è il bene dei cittadini e dei migranti anziché quello delle lobby delle armi, questi sono soltanto alcuni degli strumenti che possiamo mettere in campo per fronteggiare una situazione che è di triste attualità e che continuerà ad esserlo ancora per molto.

LA LETTERA: Ecco il testo della lettera che ho consegnato all’Ambasciatore Cardi:

Sua Eccellenza,

ringraziandoLa per l’incontro odierno, gradirei sottoporLe un tema a me molto caro non soltanto in qualità di cittadina italiana, ma anche di cittadina sarda. E’ mia intenzione suscitare l’interesse delle Nazioni Unite sulla drammatica questione, tuttora irrisolta, delle esportazioni di sistemi militari dall’Italia all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, in cui parte della produzione coinvolge direttamente una azienda tedesca la cui succursale si trova in Sardegna.
Da quel che è emerso da fonti accreditate, spedizioni di componenti di bombe MK82 e MK84, acquistate dai sauditi per foraggiare gli armamenti della coalizione militare da utilizzare per il conflitto in Yemen, sarebbero partite dai nostri confini a far data dal 2012. In particolare, le armi sono quelle assemblate dalla succursale italiana del colosso tedesco Rheinmetall Defence, la Rwm Italia Spa, la cui sede operativa si trova a Domusnovas, nella Provincia di Carbonia-Iglesias.
Tale pratica contrasta con il divieto di esportazione di materiali di armamento verso i Paesi in stato di conflitto armato e contravviene non soltanto al principio descritto ex art.11 della Costituzione italiana, ma anche al principio esposto nell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Inoltre la stessa coalizione militare a guida saudita, intervenuta con bombardamenti aerei in Yemen, agisce in assenza del consenso da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Vista la gravità della situazione e in virtù della prevenzione di possibili crimini di guerra e catastrofi umanitarie sarei lieta, attraverso la Sua disponibilità, di poter sensibilizzare le Nazioni Unite su questi temi.

Assieme ai miei saluti più deferenti, Le trasmetto la mia più alta stima.

Dr.ssa Giulia Moi

 

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