15268037_709147112580948_983931189804447041_nIeri mattina a Washington assieme alla Delegazione Ue-Usa abbiamo visitato la sede del Pentagono e incontrato i dirigenti della struttura militare. Anche qui prevale una sostanziale incertezza su come verrà ridisegnato l’intero organigramma con l’avvento di Trump alla guida degli Stati Uniti, che a molti appare più concentrato sulla politica interna, anziché su quella estera. Al Pentagono abbiamo discusso dei contesti in cui sono impegnate le forze armate americane e fatto una panoramica sui principali teatri di conflitti – fra cui Siria, Iraq e Yemen – e sulle aree più critiche per la geopolitica mondiale come la Turchia. Ma i problemi sono anche da noi, anche in Italia! Per questo ho voluto ricordare ai dirigenti la delicata questione delle basi militari presenti sui nostri territori e in particolare nella nostra Isola. Ho chiesto loro se non fosse il caso di ripensare all’opportunità di mantenerle attive in zone in cui è stato dimostrato che le esercitazioni hanno portato danni all’ambiente, ma molto spesso anche agli abitanti delle zone limitrofe agli insediamenti per via delle sostanze presenti nei materiali bellici che vengono fatti esplodere. Mi è stato risposto, non senza imbarazzo, che annualmente le forze armate Usa fanno una review per mappare le basi americane nel mondo e che, tra queste, quelle che si trovano in Sardegna continuano a essere considerate “molto strategiche”. Del resto il problema che abbiamo oggi ha radici nel passato: i primi a non essersi mai opposti a tutto questo sono stati i politici locali che, per avere i favori dai governi che si sono succeduti negli anni, hanno permesso che la “colonizzazione” dell’Isola a più livelli avvenisse senza troppi problemi! Così, nonostante il terribile paradosso per cui IN SARDEGNA VENGONO SPARATE L’80% DI TUTTE LE BOMBE CHE VENGONO FATTE ESPLODERE IN ITALIA, oggi ci dicono che è impossibile chiudere o riconvertire ad uso civile le basi! Eppure tra le soluzioni possibili, ce ne sono alcune alla portata. Ad esempio, visto il periodo di crisi che c’è nell’Isola, almeno le basi non utilizzate potrebbero essere destinate ai cittadini, allo sviluppo del territorio e all’apertura di attività commerciali. Dire addio ad anni di inquinamento e veleni per introdurre un approccio rispettoso di ambiente e benessere dei cittadini non solo è possibile, ma con una politica finalmente costruttiva porterebbe a miglioramenti sensibili anche in termini di occupazione e lavoro!

Commenti Facebook

commenti

Rispondi

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *