CRONACHE DAL MESSICO: MISSIONE NEL PAESE DEI DIRITTI VIOLATI

Si torna a Bruxelles dopo una settimana trascorsa in un Paese, il Messico, che ogni volta è capace di stupirmi per le sue contraddizioni e per la bellezza della sua gente. Il Messico, perché vi domanderete? Perché il Parlamento europeo permette a noi portavoce, nella settimana “verde” (quella in cui le attività che solitamente svolgiamo a Bruxelles si fermano) di partecipare a delle missioni in alcuni dei Paesi al di fuori dell’UE. Motivo? Affrontare i temi che riguardano quei paesi, instaurare e portare avanti – dove già esiste – un dialogo con l’Europa. In Messico ero già stata lo scorso anno, sempre per una missione ufficiale. In quella occasione tra strette di mano e convenevoli – che a noi portavoce del MoVimento sembrano assurde perdite di tempo! – dissi in faccia agli esponenti del governo, in Senato, che il bel Paese che ci stavano presentando come in uno spot pubblicitario ben fatto, nascondeva in realtà problemi gravissimi e ancora irrisolti. Primi fra tutti i diritti umani, di cui ci siamo occupati proprio la settimana scorsa.

DESAPARECIDOS
I diritti umani in Messico sono violati sistematicamente, e i numeri sui casi di abuso fanno riflettere su quanto ancora ci sia da fare e quanto non è ancora stato fatto. Voglio partire da uno dei casi che più colpisce l’immaginario comune, per la sua insensatezza e per l’orrore che suscita anche solo pensarlo: le sparizioni forzate. Desaparecidos: persone che svaniscono nel nulla, improvvisamente introvabili. 22.000 esseri umani (altre stime parlano di 26.000) che non hanno fatto mai più ritorno a casa, che non hanno più visto le loro famiglie, che non possono essere piante in nessun cimitero. Eppure qualcuno sa bene dove sono finiti. La Commissione Nazionale per i Diritti Umani in Messico ha rilasciato 12 report che definiscono come “probabile” la partecipazione di agenti dello stato a circa 600 casi di sparizioni. E anche se il governo messicano, come ci ha assicurato anche in occasione di questa missione, promette maggiore impegno su questo terribile fenomeno, i risultati raggiunti sono ancora limitatissimi.

GLI ABUSI DEI MILITARI E LA TORTURA
Ma chi sono i colpevoli, quelli che violano i diritti umani in Messico? Spesso i militari. Quelli che dovrebbero mantenere l’ordine pubblico, proteggere i cittadini dalla criminalità comune e da quella dei narcos. Sono state 9.000 le segnalazioni di abuso tra il 2006 e il 2014… e ci sono report che testimoniano che in più di 100 casi gli autori delle violenze indossavano una divisa. Un dramma che si ripete anche nel caso della tortura, stando ai dati che ci sono stati forniti in un incontro ufficiale a Città del Messico dalle principali ONG che si occupano dei diritti umani. Una pratica ignobile, vietata dalle principali Convenzioni Internazionali, che nel Paese latino-americano viene largamente utilizzata per estorcere confessioni e ottenere informazioni. Un sistema che cammina sulla linea di confine tra legalità e illegalità, visto che i “siti” dedicati alla tortura spesso sono le caserme. Così, le confessioni estorte alle vittime tramite percosse, scosse elettriche e violenze fisiche e sessuali, sono comunemente accettate e acquisite nei fascicoli di indagine dai giudici messicani che si occupano dei casi nei tribunali.

LA CORRUZIONE NELLA POLIZIA E IL “MANDO UNICO”
Il sistema che regola le forze di polizia in Messico è quello municipale. Significa che a ogni singolo territorio corrisponde un comando di polizia a sé. Un modello che però fino a oggi ha prodotto risultati pessimi, con fenomeni criminali in continua crescita, estorsioni, rapine e soprattutto fenomeni di collusione e corruzione fra autorità locali, forze politiche e gruppi della malavita. Tra gli annunci fatti dal governo messicano durante gli incontri della settimana scorsa, c’è stato anche quello della prossima riforma del sistema di polizia, che verrà reso più snello e sarà trasformato in federale (“Mando unico” è il termine che identifica la riforma). Significa che lo Stato potrà esercitare un controllo più stringente su metodi e risultati ottenuti dalla polizia nel Paese. Ma significherà anche dare una maggiore tutela a tutti quegli investitori che fino a oggi non hanno voluto aprire attività o stanziare imprese in Messico proprio per il timore delle scorribande della criminalità organizzata. Pizzo, minacce e furti infatti sono piaghe che fino a oggi hanno determinato il mancato sviluppo del tessuto commerciale ed economico messicano.

UN SISTEMA GIUDIZIARIO CORROTTO E POCO EFFICIENTE
Una falla in più in questo grande Messico è il sistema giudiziario, che si regge su tre principi assai poco virtuosi: la corruzione, una inadeguata preparazione tecnica dei magistrati e la collusione costante tra le parti nei procedimenti. Così, nelle sovrappopolate prigioni messicane, è più facile trovare innocenti e piccoli criminali, anziché i boss dei cartelli del narcotraffico o i militari che hanno abusato dei propri poteri commettendo crimini contro gli esseri umani. Carceri che – occorre sottolineare – non sono sottoposte ad alcun tipo di controllo, se non a quello delle organizzazioni criminali più forti, che spadroneggiano col loro potere anche tra le sbarre.

LA LIBERTA’ DI STAMPA E L’IMPEGNO DELLE ONG
Il Messico come ve lo sto raccontando io oggi, lo potrete trovare nelle centinaia di relazioni delle Ong in cui lavorano persone che dedicano la propria vita alla lotta contro i soprusi in Messico, rischiando spesso anche la pelle pur di portare avanti questa sacrosanta causa. Questo Messico lo potete leggere nei report di Human Rights Watch, Ma sui giornali, di tutti questi abusi quotidiani, i cittadini messicani non possono trovare traccia. Eh sì, perché un altro doloroso capitolo delle violazioni dei diritti fondamentali è quello che riguarda l’assoluta mancanza della libertà di stampa. Proprio mentre mi trovavo in missione, un’altra reporter, Anabel Flores Salazar, è caduta sotto i colpi del “silenzio forzato”. La freelance scriveva di fatti di cronaca, omicidi e sparizioni su alcuni quotidiani locali. Anche lei, come un altro centinaio di suoi colleghi, ora il suo Paese non lo può più raccontare.

IL MESSICO DI DOMANI
Il Messico di cui vi ho parlato ha in sé tutte queste aberrazioni, ma anche una voglia di crescita e di sviluppo ammirevoli. Perché durante la missione abbiamo individuato anche i principali punti di forza di un Paese che, per la sua posizione strategica e per le sue risorse economiche e umane, potrebbe diventare motore trainante dell’America Latina. Ma nessun progresso qui può nascere, se prima non saranno compiuti dei passi fondamentali. Perchè nulla a mio avviso può prescindere dal riconoscimento dei diritti umani. Il rispetto delle garanzie fondamentali per i cittadini, la riforma del sistema di polizia e dell’esercito, una vera e concreta lotta ai narcos, la dignità da riconoscere alle minoranze, più democrazia e voce alle persone: se il Messico non parte da qui, il suo potenziale economico non potrà avere mai alcun senso.

 

Rassegna:
http://www.jornada.unam.mx/2016/02/11/politica/009n1pol

http://www.sdpnoticias.com/…/eurodiputados-cuestionan-avanc…

http://lajornadasanluis.com.mx/…/eurodiputados-chocan-con-…/

http://ruta135.com/…/reprochan-eurodiputados-el-manejo-ofic…

http://www.proceso.com.mx/…/si-persiste-impunidad-en-mexico…

http://www.sinembargo.mx/11-02-2016/1618646

http://pulsoslp.com.mx/…/eurodiputados-critican-inaccion-d…/

http://www.vanguardia.com.mx/…/eurodiputados-chocan-con-pri…

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