Interrogazione1Quante volte, soprattutto in Italia, come cittadini, ci siamo dovuti sobbarcare gli oneri derivanti dagli accordi più o meno espliciti conclusi tra compagnie di settori di servizi che, di fatto, ci hanno reso difficile scegliere un prodotto o un servizio rispetto a un altro perché l’offerta era praticamente indentica? Troppe. Lo stesso è accaduto per gli operatori telefonici che, a partire dal primo semestre del 2015, hanno iniziato una manovra per revisionare i sistemi di pagamento nelle carte ricaricabili. Il trucco, per i colossi della comunicazione, è stato semplicissimo e a prova di buonafede del cittadino-utente. Nel nuovo assetto infatti gli operatori hanno portato la scadenza del traffico telefonico dal mese solare a 4 settimane. Un’astuzia bella a buona che ha permesso alle compagnie di intascarsi 13 mensilità, anziché le 12 del vecchio regime. E di incrementare i guadagni dell’8%. A inizio luglio avevo deciso di sottoporre la questione alla Commissione europea, ritenendo molto grave e sleale un atteggiamento che, oltre a violare i principi di un mercato che dovrebbe essere concorrenziale, è sintomatico di una pressoché totale mancanza di trasparenza nei confronti dei consumatori. La risposta di Bruxelles, arrivata pochi giorni fa, è

Interr3 stata alquanto eloquente. Perché se da una parte la Commissione ha chiarito che l’adeguamento tariffario fra compagnie dello stesso ambito commerciale non costituisce “necessariamente” una violazione delle regole del diritto della concorrenza dell’UE, dall’altro ha evidenziato e ammesso che sui cambiamenti delle carte prepagate l’AGCOM (ovvero l’Autorità italiana di regolamentazione delle comunicazioni elettroniche) ha avviato un’azione contro la TIM per invitarla al rispetto delle regole del mercato sul cambiamento delle politiche commerciali. Siamo felici di constatare che qualcuno ogni tanto, soprattuto quando il Movimento 5 stelle vigila e pungola per la risoluzione di alcune palesi infrazioni a danno dei cittadini, muova almeno un dito per tutelare i consumatori. Viste le tempistiche del provvedimento preso dall’AGCOM, risalente a fine luglio, possiamo dire a buon diritto che per l’ennesima volta il M5S ha fatto scuola.

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